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L´attesa nell´Avvento ci ricorda il senso del Natale

Lo spirito che vive in ogni anima umana si esplica in modo diverso di epoca in epoca.

Per questo i simboli natalizi che accompagnano questo periodo dell´anno non risvegliano più in noi ciò che risvegliavano negli uomini del passato. L’annuncio che un tempo fu dato ai pastori e ai  magi, facendo appello al loro silenzio interiore, a ciò che allora era un diffuso vedere e sentire dell´anima, noi non riusciamo più a coglierlo. "Si rivela nelle altezze il Dio e la pace scenderà sulla terra, tra gli uomini di buona volontà”. I pastori, uomini di sentimento, lo lessero nei cuori umani: i magi, uomini di saggezza e pensiero, nell´immensità degli spazi e del tempo.  

Il Natale oggi è la festa del regalo e non conserva quasi piú nulla  dei commossi e sinceri sentimenti che il suo avvento accendeva negli animi umani. Siamo circondati dal fasto di strade e vetrine con il traffico come colonna sonora. Ma per la nostra anima continua ad essere necessario sentire il nesso che ci congiunge all´universo, per rinnovare integralmente le nostre forze intellettuali, sentimentali e morali.

Nella profondità dell´anima umana vive la libera, divina, capacità di amare. Vi esiste qualcosa che parla unicamente dell´essere umano, senza differenziazioni, e in questo principio da ritrovare in noi vi è la possibilità dell´uguaglianza e pace tra gli uomini.
Compito dell´uomo di oggi é ritrovare questo se stesso, in solitudine e libertà, e ritrovare così anche la via che lo ricongiunga al divino. Un tempo il Natale era una festa che con i suoi simboli irraggiava un calore di cui l´attuale aridità non può farsi una giusta idea. Oggi, l´uomo si è completamente immerso nella materia, intessuto ed impigliato nel mondo fisico esteriore, in modo da non vivere più il significato spirituale dell´alternanza delle stagioni, della luce e delle tenebre, delle manifestazioni della natura e delle festività che segnano alcuni passaggi dell´anno.

Ma c´è un periodo della sua vita in cui la sua condizione animica è ancora intatta e naturalmente connessa con il cosmo. Questo periodo è la sua prima infanzia. Anche in questo momento esiste l´io nell´uomo, ma non in modo cosciente, piuttosto in una condizione infantile ed innocente che comunque vive ed opera in lui. Questo io può sentire con calore interiore l´ideale, quell´ideale che l´arido intelletto difficilmente può tradurre in parole.
Ma se noi cerchiamo, in profondo silenzio, di rifugiarci in quell´io infantile in questo periodo dell´anno, arricchiremo tutta la nostra vita da adulti con lo splendore dell´io della nostra infanzia ritrovato. Contemplare con la silenziosa, naturale, religiosa del cuore ciò che oggi siamo abituati a guardare aridamente attraverso calcoli, tecnica e tecnologia ci aiuterebbe a sentire di nuovo quel messaggio degli angeli.
Così rinascerebbe in noi l´ideale, il Bambino, che porterebbe nuova luce alle nostre azioni e al nostro stare con gli altri.

Almeno proviamoci, per esempio aiutando i nostri bambini a vivere fino in fondo ciò che ancora possono in modo naturale ed istintivo. Ogni bambino può sentire il Natale con tutto se stesso; non distraiamolo, non incantiamolo stimolando desideri che non appartengono alla sua natura più profonda.
Immedesimiamoci nella sua capacità di meravigliarsi e magari ritroveremo un´eco di quella che fu la nostra e che ora è sopita. Nutriamo rispetto per ciò che per noi è faticoso riconquistare e che per loro è ancora un dono.

Se davvero amiamo i nostri bambini, abbassiamo voci e luci e facciamo che Natale sia.


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